Parola d’ordine: rallentare

Chanel

“È il momento di riflettere. Da tempo dico che dovremmo rallentare il passo. Ho sempre pensato che questo bisogno eccessivo di mostrare sempre più collezioni e capsule speciali rispondesse ad un forte bisogno del sistema più che a una reale richiesta della clientela, generando le sfilate-spettacolo delle pre-collezioni in una specie di tour per il mondo, e saturando i negozi con troppa merce. Questa tremenda esperienza ci lascia una lezione importante: risparmiare, fare di più e meglio, con meno. Io stesso voglio fare di questo concetto un modello per il mio business”. Con questa lunga dichiarazione, Giorgio Armani apre una riflessione sul mondo della moda e su un sistema che definisce “immorale” da quando il settore del lusso si è adattato a modalità operative che rispondono ad un consumo veloce e a cicli di consegna continua.

Da tempo Giorgio Armani poneva l’attenzione sulla distorsione del fashion system ormai focalizzato sul vendere di più e fare soldi piuttosto che creare degli abiti o degli accessori duraturi nel tempo ed espressione di creatività. Una riflessione che ha trovato ancora maggiore ragion d’essere durante la pandemia di Covid-19. La chiusura delle aziende e lo stop forzato dell’intera filiera del tessile hanno portato ad un inevitabile rallentamento ma questo periodo negativo e difficile potrebbe essere l’occasione per ripensare ad un modello di business e ritrovare una dimensione più umana. Sono soprattutto due gli aspetti che dovrebbero essere modificati: il superfluo e la spettacolarizzazione.

I negozi sono sovraccarichi di merce, arrivano di continuo nuovi capi di abbigliamento, scarpe, borse, gioielli causando un continuo ricambio. Ma serve davvero? Il potere di acquisto medio giustifica una quantità tale di abbigliamento in vendita? Giorgio Armani dichiara: “Non ha senso che una mia giacca o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane e diventino immediatamente obsoleti”. In questo modo viene meno il valore degli abiti che nel passato erano di grande qualità se resistevano alle stagioni e agli anni. Ciò ha poi determinato una sovrapposizione dei capi ed uno sfasamento delle stagionalità: d’inverno si trovano già i vestiti in lino, d’estate le vetrine mostrano cappotti e maglioni pesanti. In questo modo spesso si fanno acquisti che vengono messi nell’armadio in attesa della giusta stagione per indossarli ma, quando arriva, si ha la sensazione di mettere qualcosa di “vecchio” o “visto”. La soluzione è allungare i tempi di vendita.

L’altro punto è la continua spettacolarizzazione della moda. Anche su questo aspetto Giorgio Armani ha parole dure definendo questi spettacoli “inappropriati e volgari”, “pennellate di smalto apposte sopra il nulla”. Collezioni, pre-collezioni, cruise rappresentano un continuo show del mondo della moda con inutili sprechi di denaro. L’obiettivo non è più presentare gli abiti e le novità per le prossime stagioni ma stupire gli spettatori e far parlare del proprio brand. Oltretutto, organizzando continue sfilate in giro per il mondo, si apre anche la questione dell’inquinamento prodotto dai viaggi. La soluzione è rallentare e ridare valore all’autenticità.