Gen Z, Un ‘opportunità per i brand del lusso

Da quanto si legge “in giro” sono ancora molti i brand che sottovalutano l’importanza della cosiddetta “generazione Z”, attribuendo scarso interesse ad una generazione definita troppo giovane per apprezzare i prodotti di punta di brand storici & classici. Una qualsiasi realtà che si occupi di articoli lusso non può non tenere conto della generazione Z nel pianificare le proprie strategie commerciali per l’immediato futuro. Non è mai esistita una generazione tanto rapida, connessa, attenta ai cambiamenti, alla relazione tra uomo-ambiente e cresciuta in un momento di grande evoluzione. È una generazione che ha recepito il grosso salto dell’ultimo anno e non presterà attenzione a chi non rifletterà i valori che secondo loro sono importanti. Quindi è necessario fare in modo che le aziende, anche le più grandi, prestino attenzione, la generazione Z porta al momento tra il 10 e il 15% del valore del mercato del lusso e se non sono interessati ora al vostro brand tantomeno lo saranno in futuro perché sarete già stati scartati. Vivono alla velocità delle connessioni, scambiano informazioni, studiano i prodotti, chi li fa, dove, come. E si stanno dimostrando anche grandi amanti dello stile classico possibilmente rivisitato. Quindi anche un brand abituato ad avere un acquirente medio nella fascia d’età più avanzata ha ottime possibilità di coinvolgimento se prende al volo l’occasione di reinventarsi sull’onda delle contaminazioni, dei nuovi materiali ecc.

Il che non vuol certo dire cambiare in toto la linea ma crearne una ad hoc dimostrando anche flessibilità, curiosità ed intelligenza. E coraggio, cosa che non guasta in questo momento storico. Probabilmente anche chi si dovesse trovare a gestire una nuova realtà come questa dovrà essere di una qualche generazione più giovane rispetto a quanto siamo abituati ma sarebbe il caso che anche in Italia si cominciasse a pensarci. Il mondo al di fuori del nostro paese sta volando mentre qui si aspetta che “tutto torni come prima” senza tenere minimamente in conto il fatto che il prima ci ha portato alla situazione attuale e ritornarci non sarebbe fare un passo avanti verso un futuro migliore ma al classico “meno peggio” a cui siamo tanto affezionati ed abituati in Italia, quasi fosse la nostra zona di comfort più rappresentativa e congeniale. Io vi consiglio di aprire gli occhi a nuovi orizzonti da conquistare sfruttando l’enorme know-how storico che il nostro paese ha per proiettarvi nel futuro. Che sarà diverso, mettetevi l’anima in pace.