Puntiamo sulla formazione dei giovani

Fabrizio Luongo
Intervista a Fabrizio Luongo, Vice presidente vicario della Camera di Commercio di Napoli.

Il Museo del Vero e del Falso, i danni della contraffazione, la valorizzazione delle imprese
artigiane, l’integrazione dei giovani, le prospettive di internazionalizzazione: sono numerosi i
temi affrontati in questa intervista con Fabrizio Luongo, Vice presidente vicario della Camera
di Commercio di Napoli.

Come è nata l’idea del Museo del Vero e del Falso?
Il Museo del Vero e del Falso era itinerante, ora dopo la sottoscrizione di un protocollo di
intesa, avrà una sua sede stabile presso la Borsa Merci di Napoli. I lavori partiranno durante
l’estate per poi inaugurarlo tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre. Cinque vetrine
permanenti di circa 5 mq ciascuna divise per settori (alimentare, moda, giocattoli ecc.) in cui
sarà esposta la merce sequestrata dalla Guardia di Finanza e dalla Magistratura. Poi il Museo
sarà dotato di tecnologie come i robot e la realtà aumentata, tutto per sensibilizzare i più
giovani: la merce contraffatta è dannosa per l’economia, la salute e l’ambiente.

È un modo per contrastare il fenomeno della contraffazione?
È importante raccontare anche le operazioni che portano avanti la Guardia di Finanza e le
Dogane altrimenti il cittadino non ha la percezione di un cambiamento nella vita quotidiana.
Le indagini di solito partono dall’ambulante sulla strada ma poi si segue chi vende il falso per
intercettare l’intera filiera e sequestrare i grossi container. Tutto ciò bisogna raccontarlo
anche attraverso filmati perché dobbiamo scuotere gli animi, abbiamo il dovere di indirizzare
le nuove generazioni all’educazione civica ed alla legalità.

A volte non si ha la consapevolezza che comprando su una bancarella si alimenta
l’illegalità?

Invece bisogna fare un mea culpa e pensare che comprando il falso si danneggia l’ambiente e
la salute, oltre a finanziare la schiavitù anche di bambini. La vera difficoltà, quando si
sequestra la merce contraffatta, è rappresentata dai costi per tenerla nei magazzini in
deposito e per lo smaltimento che possono essere anche molto alti. Questo è un tema molto
delicato perché la camorra si può infilare in questi passaggi. Le nostre imprese sono brave a
copiare e questo diminuisce anche l’appeal dei grandi brand, invece dobbiamo incentivare i
brand nuovi ad avere un portafoglio di prodotti di qualità.

Cosa si può fare per le imprese?
Abbiamo un ufficio marchi e brevetti e le imprese possono registrare il proprio marchio.
Occorre valorizzare gli artigiani che sono visti solo per stereotipi mentre il pezzo unico, il fatto
su misura ha un grande valore. A Napoli pensiamo a Talarico che fa ombrelli o a Cilento
cravatte.

Come è la situazione attuale considerato il periodo della pandemia?
Nonostante la crisi, c’è una forte spinta all’autoimprenditorialità. Da gennaio a marzo hanno
aperto 5.500 imprese e chiuso 4.000. Per essere precisi, il dato è di 1.492 di saldo attivo. Ora
bisogna capire ed approfondire perché hanno chiuso queste aziende, soprattutto per sapere le conseguenze sotto l’aspetto occupazionale.

Cosa manca alle aziende artigiane?
Le imprese non hanno capacità di innovazione, per esempio la ceramica di Capodimonte non è riuscita ad innovarsi integrandosi con il design moderno. Per fare questo bisogna far lavorare i giovani con le imprese artigianali, dare spazio alle loro idee e magari comunicare attraverso i social per capire se c’è un mercato che risponde. Bisogna stare al passo con i tempi, le innovazioni si subiscono o si governano, meglio governarle.

Da un punto di vista dell’internazionalizzazione?
A fine dicembre ci sarà un nuovo accordo tra UK ed Italia, dunque il nostro compito è spiegare
alle imprese come la Brexit può essere anche una opportunità. Il ruolo del sistema camerale è
preparare le aziende ed aiutare chi ha le potenzialità ma non le capacità e le competenze, per
esempio ad avere un approccio con i buyer esteri. Da settembre ad agosto 2022 Israele avrà
un anno sabbatico, ogni sette anni i campi devono essere lasciati a riposo per un anno, per cui
importeranno il 100% dei generi alimentari. Per Israele, il comparto alimentare nel mondo
corrisponde all’Italia ed in particolare alla Campania. Per esportare le aziende però dovranno
avere la certificazione Kosher, quindi è importante conoscere gli usi e i costumi prima di
andare in un mercato, ciò significa essere attenti all’interlocutore.

Quante imprese ha la Campania?
Napoli e provincia comprendono 320.000 imprese di cui 27.000 artigiani mentre la Regione
Campania conta 520.000 aziende e 75.000 artigiani. Siamo la terza Camera di Commercio
dopo Roma e Milano ma il nostro primato è quello di essere la Regione più giovane di Italia
quindi con una forte propensione all’imprenditorialità. Oggi per aprire una attività c’è bisogno
di una qualifica ma poi i costi sono bassi.

Parlando dei giovani, c’è il desiderio di diventare artigiani?
Il mestiere artigiano purtroppo non ha appeal, gli istituti professionali hanno pochi iscritti,
circa 20/30 ragazzi. È necessaria una operazione di brand reputation, come è avvenuto con gli
chef, con testimoni che sostengono l’artigianalità. L’artigiano non è un mestiere ma una
professione, dobbiamo mettere i ragazzi in condizione di formarsi, di riscoprire la loro
manualità e di dare sfogo alla loro creatività.